Il lago, i fiori, il verde della montagna e il blu del cielo. Un’effervescente policromia che regala serenità e gioia di vivere. Questo è Ghiffa: natura, arte e storia intrecciate nel tempo con armonia ed equilibrio.
La natura. I boschi misti di latifoglie che dal lago salgono a coprire con un manto uniforme le ripide pendici del Monte Cargiago. Oltre ai castagni, alle querce e ai frassini, le macchie scure delle conifere (abete rosso, pino strobo, pino silvestre e tasso). boschi che guardano il lago, agevolmente percorribili lungo una fitta ragnatela di sentieri e mulattiere ben curati. Sul lungolago e nei giardini delle ville signorili, azalee, camelie e rododendri hanno trovato nel clima mite e nel terreno acidofilo un habitat ideale. Ornamenti vegetali all’armonia del luogo sono i cedri maestosi, le magnolie e i monumentali alberi di canfora.
L’arte. Il Sacro Monte della SS. Trinità, la chiesa romanica di S. Maria Assunta a Susello, la parrocchiale di San Maurizio, ma anche i piccoli oratori e le cappellette alpestri raccontano un’antica devozione popolare che ebbe anche esiti di pregio artistico ed architettonico.
La storia. Una storia antica, i cui dati certi risalgono al Basso Medioevo quando la decania di San Maurizio (centro amministrativo e religioso di un territorio più vasto) era una delle quattro appartenenti alla Comunità di Intra, Pallanza e Valle Intrasca. Alla degagna appartenevano altre ventitrè frazioni tra cui Frino, Ronco e Ghiffa.
Il toponimo “Ghiffa” viene fatto derivare dagli studiosi dal latino volgare Guiffa o Guifa col significato di “segno apposto ad una proprietà, ad un fondo”; altri lo farebbero derivare dal verbo alto-tedesco Wifan col significato di avvolgere il filato, ma l’ipotesi appare forzata.
Nel 1447 Filippo Maria Visconti diede in feudo la decania di San Maurizio della Costa, oltre a quella di San Martino e alla squadra di Oggebbio, ai marchesi Morigia. Essi tenevano “banco di giustizia” a Ceredo e risiedevano nel castello di Frino (oggi è un albergo). Il castello divenne nel XVII secolo, con il cardinale Giacomo Antonio Morigia, precettore del Granduca di Toscana e arcivescovo di Firenze, un luogo d’incontro di artisti e letterati che diedero vita ad un “rinascimento lacustre”. Il vicino oratorio ospita una Natività dipinta nel 1860 da Daniele Ranzoni, uno dei maggiori esponenti della pittura lombarda dell’Ottocento.
Nel XVIII secolo il territorio di Ghiffa passò poi in feudo ai Borromei i “signori del lago”.
La chiesa parrocchiale di San Maurizio sorge sulla costa del Monte Cargiago; fu edificata nel XVI secolo ampliando una precedente chiesa del XII secolo. La “perla” architettonica e artistica di Ghiffa è tuttavia la chiesa di S. Maria Assunta di Susello. E’ monumento nazionale. Un piccolo oratorio ad aula absidata era già esistente nel 1173; nel Quattrocento gli venne aggiunta una seconda navata. L’attuale orientamento della chiesa che si affaccia sul lago risale alla riedificazione avvenuta nel XV secolo (il campanile è del 1591). La facciata attuale, a capanna, fu definita alla fine del XIX secolo. L’impianto attuale vede tre navate con volte a crociera; quella centrale si chiude con un presbiterio rettangolare. Il portale, cinquecentesco, è sormontato da un piccolo rosone. Il grande richiamo artistico della chiesa è il ciclo di affreschi (XV - XVI secolo) all’interno e in parte ancora da riscoprire. Gli affreschi del coro sono del 1553 a firma di Ioannes Maria de Rumo de Olegio, pittore appartenente alla scuola di Gaudenzio Ferrari. Sul fondo è rappresentata l’Assunzione della Vergine; a destra la Natività, a sinistra Angioletti musicanti, Profeti, Sibille, Santi; sulla volta Padre eterno e tre angeli. Uno Sposalizio della Vergine si nota sull’ultima campata della navata destra: è opera di un maestro novarese che lo dipinse tra il 1560 e il 1570. Un Crocefisso quattrocentesco di buona mano è stato scoperto nella zona ovest della parete di controfacciata durante i restauri del 1988.
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