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Il Turismo rimane l’attività economica principale anche in chiave occupazionale per il territorio di questa comunità montana. Il settore artigianato, commercio e terziario, costituiscono con il fenomeno del frontalierato verso la vicina Svizzera, l’alternativa lavorativa locale più presente.
L’ agricoltura è sicuramente marginale, mentre si mantiene ad alto livello il settore florovivaistico.
Il turismo
I villaggi dell’Alto Verbano, luoghi dove trascorrere momenti di riposo e giornate serene a contatto con la natura, sono anche il punto di partenza per numerosi itinerari in automobile (ma anche a piedi) nelle più rinomate località turistiche del Verbano-Cusio-Ossola.
Sul Lago Maggiore è d’obbligo una visita alle Isole Borromee: Isola Bella (palazzo Borromeo del XVI secolo con dieci terrazze di giardini all’italiana), Isola Pescatori (antico villaggio di pescatori) e Isola Madre (giardini botanici XVI-XIX secolo). I battelli partono da Stresa, centro turistico internazionale con grandi alberghi liberty (famose nel mondo le “settimane musicali”), Baveno, Pallanza e Intra.
Verbania, capoluogo di provincia a pochi minuti d’auto dai villaggi dell’Alto Verbano,presenta innumerevoli motivi di interesse, dai lungolago di Intra, Pallanza e Suna in questi anni completamente rinnovati, ai centri storici di Pallanza e Intra che offrono innumerevoli occasioni di shopping. Motivi di grande richiamo artistico sono a Pallanza la chiesa di Madonna di Campagna (il più significativo esempio di architettura rinascimentale del Verbano) e quella di S. Leonardo, a Intra la Basilica di S. Vittore. Il Museo del Paesaggio di Pallanza, nato nel 1909, offre una sezione di pittura con opere di pittori piemontesi e lombardi attivi tra ‘800 e ‘900, una di scultura con la gipsoteca che documenta l’attività di Paul Troubetzkoy e una di archeologia (1600 reperti dal II secolo a.C. al I secolo d.C. provenienti dalle necropoli gallo-romane di Ornavasso). Nel museo sono conservati anche 60.000 “santini” che costituiscono la più importante raccolta italiana di immagini della devozione popolare. Sempre a Pallanza sono da visitare i giardini botanici di Villa Taranto e il parco di Villa S. Remigio.
Dall’AltoVerbano in mezz’ora si raggiungono i rinomati centri turistici svizzeri del Canton Ticino: Ascona (Monte Verità), Locarno (capoluogo regionale e sede di un festival internazionale del cinema) e Bellinzona (castelli medioevali e museo archeologico).
Il turismo nell’Alto Verbano ha origini antiche. Clima e paesaggio sono sempre stati richiami forti per nobili e borghesi. A decantare lo splendore dei luoghi furono in particolare i “grandi romantici” del secolo scorso. All’inizio dell’Ottocento i battelli a vapore iniziarono a solcare le acque del lago trasportando turisti e viaggiatori. Il primo fu il “Verbano”, varato a Locarno nel 1826: due corse al giorno da Sesto Calende a Magadino e ritorno, cinque ore sull’acqua guardando le montagne.
Anche il turismo a piedi ebbe sviluppo nella seconda metà del secolo grazie alla sezione Verbano-Intra del Club alpino Italiano (fondata nel 1874) che organizzò un corpo di guide e attrezzò i sentieri segnalandone gli itinerari. Tra il 1890 e il 1897 fu allestito il “Sentiero Bove”, un grande circuito di più giorni sulle creste della Val Pogallo, attrezzato con funi metalliche e scale di pietra nei tratti pericolosi, servito da rifugi alpini per i pernottamenti. Fu una delle prime “vie ferrate” delle Alpi.
Incendiati e distrutti i rifugi durante il Rastrellamento del giugno ‘44, l’itinerario è stato oggi nuovamente attrezzato.
Alla fine del secolo scorso i primi grandi alberghi affiancarono le ville signorili dai floridi giardini all’italiana (nel 1873 a Premeno e nel 1884 a Cheglio). Un turismo d’élite li raggiungeva a dorso di mulo, gonne svolazzanti e frac su antiche mulattiere.
All’inizio del nuovo secolo un’impresa pionieristica diede un potente impulso al turismo nell’Alto Verbano: la ferrovia a scartamento ridotto Intra - Premeno. Inaugurata nel 1926 dopo sette anni di lavori, percorreva 13 chilometri in 50 minuti coprendo 600 m di dislivello. Fu ideata dall’ing. Alfredo Pariani, presidente della sezione Verbano del CAI, e fortemente voluta dal senatore Luigi Mangiagalli che elesse Premeno a suo paese d’adozione e vi costruì ben 13 ville per sé e per i suoi nipoti. Il progetto fu caratterizzato da soluzioni tecnologiche innovative; la linea era alimentata dalla centrale idroelettrica di Ramello che sfruttava le acque di caduta dei rii Ganna e Nivia; uno speciale sistema “a recupero” permetteva un risparmio del 20 % di energia perché la vettura in discesa generava energia per quella in salita. La ferrovia fu chiusa nel 1959 e interamente smantellata.
Il turismo milanese, grazie al “trenino” Intra - Premeno (in realtà era una sola carrozza di 50 posti),scoprì la possibilità dello sci invernale sulle pendici del colle di San Salvatore; la tecnica era quella pionieristica del telemark, attacco mobile e curve a largo raggio. Quegli anni ‘30 (famosa la nevicata del 1933) furono l’avvio di uno sviluppo degli sport invernali che produsse nel dopoguerra le stazioni sciistiche di Pian di Sole e Pian Cavallo.
L’attenzione per l’attrezzatura turistica del territorio vantò anche altri primati: nel 1903 a Premeno fu realizzato il primo campo da tennis in terra rossa d’Italia e nel 1965, sempre a Premeno, fu costruito un campo da golf a nove buche, il primo del genere realizzato in Europa.
L’ampio ventaglio di offerte turistiche dell’Alto Verbano arricchisce la dote naturale dei luoghi: una terra dove vivere momenti sereni in un ambiente dolce e armonico. E’ la grande verità scoperta e raccontata da Massimo d’Azeglio nella “Cà della Pigotta”, la sua villa di Cannero. Scrive con sottile ironia: “Passo il tempo a far murare e zappare la vigna; anch’io adopero cazzuola e martello per finirmi una fontana e, topo tanta deceptions in molti generi, ho trovato che ve n’è uno solo nel quale le promesse sono sempre fedelmente mantenute ed è quello di piantare i fagioli. Basta metterli in terra e bagnarli, nascono e son di parola.”

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