Le origini della presenza umana sui monti dell’alto Verbano risalgono a tempi molto antichi. A più riprese, tra il 1950 e il 1970, a Premeno sono state rinvenute una trentina di tombe databili all’Età del Bronzo finale (cultura di Canegrate). Esse contenevano urne cinerarie, ciotole e olpi di terracotta, braccialetti e spilloni di bronzo. In altre tombe di epoca più tarda sono stati rinvenuti chiodi di ferro e una roncola che racconta di antiche attività rurali.
La presenza di piccole comunità agricole nell’antichità è confermata dal rinvenimento di altre tombe a Manegra, lungo la strada che da Premeno sale a Pian Cavallo, contenenti, fra altri reperti di ceramica, una fibula di bronzo della civiltà di Golasecca. alla fine del secolo scorso, in località Selva di Cargiago sono state scoperte una trentina di tombe datate al III-IV secolo d.C., mentre a Frino, nel 1901 durante i lavori di costruzione della strada Frino-Ronco, sono venute alla luce altre quattro tombe di cui una a cremazione diretta.
Ma chi erano questi antichi abitatori dell’Alto Verbano ? Secondo gli storici classici (Plinio il Vecchio, Cesare, Strabone, Tolomeo) le Alpi centro-occidentali erano abitate dai Leponzi, popolazioni che vennero successivamente influenzate dalla cultura celtica e da quella mediterranea. Augusto, con le “guerre alpine” sottomise queste terre che entrarono a far parte dell’Impero Romano. Nella chiesa parrocchiale di Esio (primo pilastro a sinistra) è murata un’epigrafe funeraria risalente all’età romana imperiale.
Anche le incisioni rupestri sono diffuse su questi monti. Su massi sparsi nei boschi sono state scoperte numerose coppelle, cavità emisferiche incise sulle rocce e a volte collegate da canalette. Misteriose e affascinanti ci parlano di antichissimi culti precristiani legati alla fertilità. A Vignone (in via R. Francioli, 9) è murata un’architrave di serizzo con incise tre figure di “oranti” attribuite al Bronzo medio. Le incisioni rupestri, di varie tipologie, segnalate in questi ultimi anni sono localizzate in particolare: sul Monte Cargiago, tra il Belvedere di Pollino e l’abitato di Caronio; sulle pendici del Monte Morissolo, all’alpe Ronno e dintorni. Da ricordare anche gli architravi incisi nell’abitato medievale di Donego, i due siti nei pressi di Manegras e, nel territorio di Bée, quelli di Monte cimolo, Roncaccio, Albagnano. Le interpretazioni su queste testimonianze sono numerose e diversificate; tuttavia è accertato che il fenomeno rimase consistente e significativo, pur con significati e simbologie diverse, in epoca storica, fino alla prima metà del nostro secolo.

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